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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Partita numero 30 quella che il Liverpool giocherà contro il Portsmouth nel posticipo del monday night. Prima della partita col Wigan si potevano avere flebili speranze per una qualificazione alla Champions League del prossimo anno, ma la mancanza di stimoli, cattiveria agonistica, gioco e fiducia mostrata dai Reds al “DH Stadium” ci han fatto capire che possiamo solo sperare di acciuffare un quinto posto buono per l’accesso all’ Euro League 2010/11. Considerando che non è poi così facile e scontato il passaggio di turno in coppa contro il Lille, questa si accinge ad essere una delle peggiori stagioni dell’ultimo decennio! Era l’anno 98/99 quando il manager francese Houllier prese il comando dei Reds, ad inizio stagione in coabitazione con Roy Evans,e dopo le dimissioni di quest’ultimo, da solo. Il Liverpool per la cronaca, finì settimo in campionato, uscì al terzo turno della coppa Uefa, al 4° in FA Cup, al 4° in coppa di lega. Insomma una stagione non così diversa da quella attuale, ma esiste ancora la possibilità di vincere un, comunque, importante trofeo europeo. E’ un Liverpool senza quel sacro ardore che ha sempre contraddistinto i giocatori con il Liverbird sul petto. Campioni del calibro di Gerrard, Carragher e Torres non ci credono più, sfiduciati dalle continue scelte tecnico- tattiche e contrattuali di Rafa. E’ una squadra sterile in attacco, 9 goal segnati nelle ultime 10 gare tra campionato e coppa ( di cui 4 fatti ai rumeni dell’Unirea che, con tutto il rispetto, equivalgono ad una buona squadra di League One ). Benitez continua a tenere in panchina due giocatori che, se gli viene data fiducia e continuità, possono sicuramente apportare quei miglioramenti di cui la squadra ha bisogno. Affiancare Aquilani a Mascherano darebbe al nostro centrocampo un mix di cervello, tecnica, grinta e cuore. Fattori inesistenti quando è Lucas ad affiancare l’argentino. Babel, anche se a tratti, ha dimostrato di avere un gran talento. Mi chiedo inoltre, il perché dell’arrivo di Maxi quando serviva un attaccante per poter dar fiato a Torres e permettere la maturazione senza pressioni di N’gong. Mai avrei creduto di dover affrontare il Portsmouth, nella fase decisiva per le sorti del campionato, col clima attuale che regna ad Anfield. I pompey stanno attraversando un momento drammatico dovuto al rischio del fallimento, il club è in amministrazione controllata ( e conseguente penalizzazione di 9 punti in classifica ) cui si aggiungono i 14 milioni di sterline come debito da saldare entro fine mese. Facile pensare che sia una squadra alla deriva ma non è assolutamente così. Questo per il semplice fatto che se in campionato oramai non hanno più speranze di salvarsi dalla retrocessione, in FA Cup si dovranno giocare una semifinale. Immagino sarà loro pieno interesse cercare di tenere alta sia la forma fisica sia la concentrazione in vista delle semifinali. Ricordando la partita dell’andata dove fummo surclassati sotto l’aspetto agonistico, beh spero che i ragazzi sappiano tirare fuori gli attributi per salvare il loro onore e giustificare la fortuna nel poter indossare una maglia che è la storia del football mondiale. Le ultime notizie da Liverpool parlano di Benayoun in panchina se recupera, mentre sono fuori per infortunio Skrtel e F. Aurelio. Nel Portsmouth in forse Vanden Borre e Utaka, assenti sicuri Yebda e Boateng. Queste le probabili formazioni : Liverpool (4-2-3-1) : Reina; Carragher, Kyrgiakos, Agger, Insua; Aquilani, Mascherano; Kuyt, Gerrard, Maxi; Torres. Portsmouth (4 – 4 – 2 ) : James; Finnan, Ben-Haim, Hreidarsson, Belhadj; Brown, Wilson, O’Hara, Webber; Piquionne, Dindane. Appuntamento lunedì sera alle ore 21 italiane, YNWA.
Il Live rpool che viene accolto nello stadio Metropole du Lille è la brutta copia della squadra che l’anno scorso ci seppe regalare momenti di gioia ed orgoglio , ebbene si malgrado il brusco ridimensionamento subito quest’anno siamo sempre una squadra che tira, quindi il Lille ci accoglie con la giusta concentrazione e cattiveria agonistica. Rafa Benitez per la prima volta schiera quasi la formazione che noi tutti in cuor nostro vorremmo vedere in campo, manca solo Alberto Aquilani ma chissà che prima che finisca quest’annata balorda non si riesca a vedere il Dream Team, partono a razzo i francesi, sembrano undici indemoniati mentre noi sembriamo non essere mai usciti dal DW Stadium, ogni tanto si assiste a qualche timida iniziativa dei nostri, ma è una partita sostanzialmente brutta e priva di emozioni fino al 25’ quando assistiamo sbigottiti a quello che potrebbe essere una consuetudine (ed invece grazie all’incapacità di qualcuno ci viene privato da troppo,tanto tempo) uno scambio di altissimo livello tecnico, uno scambio veloce e di rara bellezza che solo un prodigioso intervento di Landreau il primo di una serata magica per l’estremo difensore transalpino nega il goal a Babel, ah dimenticavo… il duetto è opera di Torres e Babel. Credo che in quel preciso istante noi tutti abbiamo pensato la stessa cosa rischiando di essere noiosi e ripetitivi, ma io credo che abbiamo il dovere,il sacrosanto diritto di chiedere, anzi creare una petizione, una raccolta firme per poter veder giocare 20 partite di fila a Ryan Babel e poi tirare le somme, è vergognoso come un Maxi Rodriguez sia arrivato e come per incanto abbia subito trovato un posto da titolare quasi inamovibile, Ryan stasera in 70 minuti ha fatto quello che Rieira e Maxi ancora devono fare nell’arco di una stagione. Il primo tempo si chiude con almeno tre limpide occasioni da goal create dai nostri e sventate da altrettanti interventi prodigiosi di un Landreau in stato di grazia. Il secondo tempo inizia con un pallone di Torres che serve un incursione di Lucas il quale piazza sciaguratamente alto, è il solito Lucas croce e delizia alterna buone cose a pessime giocate, comunque quasi sempre nel vivo dell’azione ma non sempre con la giusta lucidità, nel frattempo vengono ammoniti Insua ed un nervoso e polemico Torres, intanto Babel impensierisce ancora una volta i francesi, e allora Rafa che fa? Pensa di sostituirlo con Rieira così giusto per dare più brio e sostanza in attacco… e allora ecco che inesorabile arriva all’84 la beffa, punizione dalla distanza e Hazard ci punisce con un finto cross in cerca di una deviazione che non arriva, ma tanto basta per portare immeritatamente i francesi in vantaggio e poco manca che il neo entrato Aubameyang non chiuda il discorso qualificazione con un tiro che (fortuna per noi) prende il palo esterno, sarebbe stata una punizione pesante ed ingiusta, finiamo la partita con l’ennesima occasione sprecata da Gerrard per una notte stregata, si rimanda il tutto alla settimana prossima all’Anfield, lì servirà il vero Liverpool e non dovremo assolutamente prendere sotto gamba i transalpini, abbiamo visto ieri con il Real questo è un calcio che non fa riverenze, e se davvero vogliamo andare ad Amburgo è ora di svegliarci…
 È difficile immergersi nell’Europa League, ragionare sui possibili temi della partita contro il Lille, dopo quanto accaduto nel Monday Night dove i Reds hanno disputato una delle peggiori partite della loro storia. Un match che non ha avuto nulla del calcio inglese che tanto amiamo: uno stadio freddo e con tanti spazi vuoti, un Wigan ricco di calciatori provenienti da tutto il mondo che pensava più a perdere tempo che a giocare a pallone, ma soprattutto era assente la grinta del Liverpool. Di sconfitte degli uomini in maglia rossa ne abbiamo viste tante, ma lunedì è mancato il cuore e soprattutto l’orgoglio di vestire quei colori, quella divisa che ha fatto la storia del calcio inglese ed europeo. Lo stesso Benitez non sembrava preso più di tanto dal match. Seduto in panchina per quasi gli interi novanta minuti, il tecnico spagnolo si è alzato soltanto nel finale. Un clima di rassegnazione, come se non ci fosse nemmeno la voglia di vincere, di riportare i Reds li dove dovrebbero essere per diritto, in Champions League. Chissà in quanti avrebbero voluto essere in campo ieri con la maglia rossa, prendere a calci il compagno che non corre, arrabbiarsi, protestare con l’arbitro e far sentire i tacchetti all’avversario che simula. Così si sarebbe comportato chi davvero tiene a questa divisa. Ma non è stato fatto dagli undici scesi in campo e dall’allenatore in panchina. A loro cambia poco se il Liverpool parteciperà o no alla prossima Champions League, possono disputarla con un’altra maglia o su un’altra panchina. Anzi forse è anche meglio, si abbassano i prezzi e possono trasferirsi con maggior facilità. Il pensiero probabilmente è ai prossimi Mondiali, al prestigio di giocarli come protagonista e vincerli. Sicuramente un obiettivo più stimolante di un quarto posto. Intanto noi tifosi ci mangiamo i gomiti vedendo allontanarsi la Champions, potenzialmente a sette punti, e credendo sempre meno nella possibilità di una rimonta, che sarebbe fattibile se soltanto si rivedesse un Liverpool simile a quello della passata stagione. Ma ormai non ci crediamo più, non ci si aspettiamo più nulla da questa squadra. Se dovesse arrivare una miracolosa qualificazione alla Champions saremmo felici, soprattutto perché sorpresi. Alla squadra e all’allenatore oggi chiediamo soltanto una cosa: vincete l’Europa League e poi andatevene dove volete. Alzate questo trofeo, fatelo scendendo in campo con quel briciolo d’orgoglio che dovrete pur avere dentro di voi, altrimenti gli Dei del calcio non vi avrebbero permesso di vestire questa maglia gloriosa. Fatelo perché il Liverpool ha una storia europea che va rispettata, onorata. Non rovinate quel poco che ci è rimasto, non umiliateci ancora, perché anche a Lille ci saranno, insieme ai tanti travelling Kopites, milioni di cuori feriti e delusi che nonostante tutto saranno lì pieni di speranza.
Monday night fondamentale quello che il Liverpool affronta stasera contro il Wigan al “ The DW Stadium ”. Fondamentale perché non si possono più perdere punti con squadre di media – bassa classifica se davvero si vuole sperare di acciuffare il quarto posto. A conforto per i Reds la statistica. Ultimi 9 incontri in Premier con i latics, sia tra le mura amiche sia in trasferta, con 7 vittorie per noi e 2 pareggi. Inoltre ci fa ben sperare anche la recente forma delle due squadre nelle ultime 6 giornate di campionato con il Liverpool che ha conquistato 11 punti mentre il Wigan solo 3. Benitez manda Reina in porta, linea difensiva schierata da destra verso sinistra con Mascherano, Carragher, Kyrgiakos e Insua, sulla mediana Gerrard con Lucas mentre Maxi, Kuyt e Benayoun sono a supporto di Torres unica punta. In panchina vanno Cavalieri, Agger, Johnson, Aquilani, Babel, Riera e N’gong. Martinez, manager del Wigan risponde con Kirkland; Boyce, Caldwell, Bramble, Figueroa; Scharner, Diamè; N’zogbia, McCarthy, Rodallega; Moreno. Minuto 8, prima grande occasione della partita per il Liverpool. Calcio d’angolo battuto da Gerrard, palla respinta al limite dell’area di rigore con Maxi che di testa la passa a Torres, lo spagnolo solo davanti a Kirkland spreca mandando la palla sul palo esterno. Partita vivace, N’zogbia mette ripetutamente in seria difficoltà Insua, le sue iniziative sulla fascia destra possono costare caro ai Reds. È un Wigan in crescita che pian piano sta impadronendosi del campo con un gioco fatto di passaggi veloci e precisi e praticando un pressing asfissiante su tutti i portatori di palla del Liverpool. Al 22’ Insua è il primo a finire sul taccuino dell’arbrito Marriner. E’ il 26 quando Benayoun supera in velocità Bramble , riuscendo a passare il pallone nel centro dell’area a Gerrard che dopo essere scivolato nel rincorrere il pallone si rialza ma conclude male. Brutto fallo prima di Lucas al minuto 29 e di Kyrgiakos al 33 che costa ad entrambi il cartellino giallo. Incredibile il goal preso dai Reds al 35’. Kuyt regala la palla a Boyce che dalla destra dell’area di rigore crossa per Rodallega che solo davanti a Reina insacca. Duro a dirsi ma stiamo subendo tecnicamente e tatticamente il Wigan. Uno due Kuyt Maxi al 42’, palla indirizzata da quest’ultimo al centro dell’area per Torres che di testa manda alto, poco dopo Marriner fischia la fine del primo tempo. A mio modesto parere servirebbe Mascherano nella mediana, Gerrard più avanzato in mezzo al campo e indispensabile la sostituzione dei pessimi Insua e Maxi. I Latics sono meritatamente in vantaggio. Inizia il secondo tempo, nessuna sostituzione da parte di Rafa , il Wigan inizia così come ha concluso il primo tempo, attaccando. Torres si fa vedere al 49’ con un tiro centrale alto sopra la traversa, si vede che non è al 100%. Al 54’ finalmente il nostro tecnico capisce che è ora di cambiare qualcosa ed inserisce il rientrante Johnson sulla fascia riconsegnando Mascherano al suo ruolo naturale, cioè nella mediana al posto di Lucas. Sale l’urlo degli Scouser presenti che salutano così Glen. Al 58’ si sfiora un gollonzo vero e proprio per il Wigan. Lancio in profondità verso la nostra area con Carragher che rinvia il pallone, la palla sbatte su Moreno, Reina piazzato fuori i pali è superato, per fortuna Kyrgiakos di testa mette in angolo. È una pressione continua quella che i Reds subiscono senza riuscire a reagire minimamente. Entra per il Wigan il promettente Moses al posto di Moreno, mentre per noi Aquilani sostituisce Benayoun. Poco dopo il Wigan sfiora il raddoppio per l’ennesima volta, N’Zogbia lanciato in velocità si beve Insua, è solo davanti Reina, il suo tiro cross finisce a Scharner che la mette fuori in scivolata, l’arbitro da un angolo al Wigan inesistente. È Torres al 75’ che ci fa sobbalzare, quando dopo un cross di Insua il pallone finisce a Kuyt il quale smarca di testa al centro dell’area lo spagnolo che in semisforbiciata tira appena fuori alla sinistra del portiere avversario. Poco dopo sia lui che il capitano si fanno ammonire, salgono a cinque i cartellini gialli. Babel sostituisce Kuyt per i Reds, mentre Thomas e Scotland prendono il posto di Diamè e Rodallega per il Wigan. Al 96’ finisce una partita in cui abbiamo perso meritatamente, credo sia definitivamente fallito l’obbiettivo di centrare il quarto posto. Ora bisogna solo pensare a chiudere la stagione in modo dignitoso. Data la ricorrenza concludo facendo un augurio speciale a tutte le donne che seguono i Reds.
 In casa del Wigan per continuare a lottare e andare alla conquista di un posto alla prossima Champions League. Si gioca di lunedì, in un Monday Night che per i Reds significa moltissimo. La squadra di Benitez non può più permettersi passi falsi soprattutto in trasferta contro squadre di seconda e terza fascia. Partite come quella contro il Wigan, l’Hull City e altre squadre di questo calibro devono essere sfruttate dal Liverpool per fare punti e sperare in possibili passi falsi di Tottenham e Manchester City. I Citizens hanno lanciato la volata espugnando Stamford Bridge la settimana scorsa e spaventando non poco la formazione di Benitez. Il tecnico spagnolo però non demorde e appare molto più sicuro di se e della sua squadra di fronte alle telecamere. Conosce bene l’importanza dei calciatori che sta recuperando: Torres e Benayoun sono risultati subito decisivi, il primo segnando il gol della vittoria contro il Blackburn, il secondo dando quella qualità che in attacco mancava da un po’. L’israeliano è stato protagonista di una grande partita, condita da un gol, anche con la maglia della nazionale. Sarà importantissimo anche il rientro di Johnson, che in casa del Wigan potrebbe andare in panchina. Il terzino destro della nazionale inglese è stato il grande acquisto estivo dei Reds,ha giocato benissimo nei primi due mesi, poi è stato tormentato dagli infortuni. Recuperalo nel migliore dei modi consentirebbe al Liverpool di avere più soluzioni offensive sulla fascia destra e consentire a Kuyt di accentrarsi maggiormente e andare più spesso al tiro. Ma il calciatore più importante in questo momento è Steven Gerrard. Il capitano, che è stato in difficoltà per buona parte della stagione, si è risollevato nelle ultime settimane. In Romania ha deciso la partita con il gol qualificazione, mentre nell’ultima gara di Premier ha sbloccato il risultato contro il Blackburn grazie ad una grandissima rete. Ma non è solo la sua fase realizzativa a dar fiducia al Liverpool: Gerrard è tornato a prendere per mano il gioco dei Reds, a prendersi responsabilità, a creare palle gol, a proporsi, a correre come ai vecchi tempi. La fase di appannamento sembra essere alle spalle e con il capitano in gran forma nulla è precluso a questo Liverpool. Benitez lo sa, la Champions League non è così lontana, ma sarà importante non avere più quei cali di concentrazione che sono costati tante partite ai Reds in questa stagione. Da qui alla fine il Liverpool non può più sbagliare.
Bruges, Monchengladbach, Monaco di Baviera. E St.Etienne, Bruxelles, Madrid. Su su fino ad Istanbul, passando per Roma, e Lisbona, o Dresda, e nella grigia Lodz, oppure nella fatata Nottingham dove Robin di Locksley aveva il suo regno. Campagne calcistiche che rappresentano la storia. Serate ammantate di magia, qualche volta velate da un malinconico arrivederci, mai da un addio, serate di aneddoti incisi dentro quelle notti, da raccontare, gustare, ricordare fino a sfinirsi, senza mai averne noia. Notti al lucore di stelle, nascoste da nuvole gravide di pioggia, notti di battaglie epiche, di palloni antichi, di divise infeltrite che parevano, una volta indossate, sempre di una misura più piccola del richiesto, notti che profumavano di primavera e pitosoforo in fiore. Notti di fiamme rosse guizzanti nel vento, di stadi violati, di saccheggi, notti di gol che la memoria, una volta richiamati in vita, fatica a far ritornare laddove erano relegati, perché basta un solo momento, ed ogni cosa deflagra, dilaga, mentre il coro ritmato che accompagnava i rossi risuona dovunque nella mente. Notti. Le notti di Steve Heigway, ed il suo dribbling da briccone lungo la fascia che terminava sempre con quel cross disegnato sul quale maglie rosse che parevano sempre infinite si avventavano come corsari all’assalto di una murata nemica. Le notti di Ian Callaghan e della sua potenza esplosiva, notti che parevano cucite indosso, come un abito a stufa di mezzo ottocento, allo scozzese volante. Dalglish e quel suo caschetto sempre in ordine,lui,un Celtic bhoy dai modi da lord,trapiantato nella città che quella aristocrazia detestava, ora ai suoi piedi, adorante. Notti di quell’altro re, che senza abdicare gli cedette il trono,e che, lasciò la Kop prostrata dalla disperazione scegliendo come destinazione per insegnare il football Amburgo, la città nella quale a Maggio, quest’anno, verrà incoronata la reginetta della Coppa che è vassalla della Champions. Notti di favole infinite. Le notti accese dalla zazzera rossa di Dave Fairclough, e da quella sua corsa in contropiede, ad una manciata di attimi dal fischio finale, che piega i francesi (ancora il destino come un boomerang che ritorna) in verde, quelli del St.Etienne, e trascina i ragazzi della Merseyside in una finale nella Roma tinta di rosso. Quelle notti da capitani. Per capitani. Capitani indomabili, fieri, dal portamento elegante, o dalla potenza del tuono sprigionata quando le gambe mulinano. Notti con l’orgoglio negli occhi luccicanti, loro, i capitani, sollevando la Coppa che ci appartiene per diritto di nascita, quella coppa nella quale, se guardi, ancora sorridono i volti di Emilyn Hughes, di Alan Hansen, di Steve Gerrard. Notti. Notti di un Europa mai dimenticata, di un Europa fatta di nomi impossibili, di luoghi che l’inverno rendeva oscuri, e i giorni di Aprile appena meno tetri, Sofia, Aberdeen, Oulu. Notti di ore piccole per i più anziani, notti addormentandosi con dentro agli occhi un minuto rubato alla televisione dove Jimmy Case era il tuo ultimo pensiero, e Ray Clemence, ciò che ciascuno avrebbe voluto essere. Notti stringendo al cuore come un cuscino sul quale stendere il pensiero, immaginando una curva ondeggiante come un terrapieno che canta senza posa, un giornale in rosa, che descriveva di come Ray Kennedy, al minuto ottantotto di una partita indimenticabile, dopo uno zero a zero ad Anfield pesante come un macigno, nella tana del Bayern, segnasse il gol del pareggio, ed il Liverpool volasse a Wembley. Notti. Quelle notti. Ripartiamo da Bucarest, come oltre trent’anni fa, quando una truppa guidata da un condottiero invincibile, perse nella stessa città che ci ha visti vincere con un affanno inenarrabile. Venne sconfitto, il Liverpool, da una squadra con un nome che evoca volo di vampiri dai Carpazi: il Petrolul. Finì tre a uno. Ma e’ da una di quelle notti che la leggenda rossa prese l’abbrivio. Saranno nei prossimi mesi notti, magar,i nelle quali visiteremo,noi che abbiamo in dote un’eredità che il metallo dei trofei che custodiamo in bacheca rende nobile e di stirpe reale, stadi meno noti, ma non per questi meno fascinosi. Bruges, e Lisbona, oppure Barcellona, divengono Wolsburg, Villareal e Lille. Ma il Liverbird ha già spiccato il suo volo, per fare il nido in quei luoghi. Le vittorie non hanno nome, per chi non è mai sazio.
Rieccoci di ritorno dalla Romania, forti di un buon risultato avendo messo in cassaforte il passaggio al turno successivo di Euro League. Nella giornata di ieri, purtroppo, il Manchester City ha battuto in modo decisamente netto, allo Stanford Bridge, i padroni di casa del Chelsea con un sostanzioso 2 - 4 , portando così la truppa di Benitez, in modo impietoso, a 4 punti di distacco dai Citizens, che tra le altre cose, hanno ancora una gara da recuperare. Addio sogni di gloria? L’anno prossimo dovremo competere nel “Purgatorio” della Euro League? Mai dire mai, questo dovrà essere il pensiero fisso conficcato nella testolina dei nostri amati Reds, sino alla fine. Un calendario decisamente più abbordabile, rispetto a quello degli uomini di Mancini, il nostro. E’ indispensabile combattere ogni partite per quei sacrosanti tre punti, solo per tenere acceso il lumino della speranza, altrimenti …… Liverpool dunque il campo con Reina tra i pali, Mascherano, Carragher, Agger e Aurelio in difesa, Lucas e Gerrard sulla mediana, Benayoun, Kuyt e Maxi Rodriguez a supporto di quel Fernando Torres che tanto è mancato all’attacco dei Reds. Terminale offensivo indispensabile, grazie ai suoi goal, per tenere acceso quel famoso lumicino. Babel tenuto a riposo in panchina a far compagnia a quell’Alberto Aquilani che ormai definirlo l’uomo del mistero è un eufemismo. Mr. 20 milioni di pounds continua ad essere relegato su quella seggiola che suona tanto di bocciatura da parte di Benitez, e pensare che lo ha tanto voluto ad Anfield ….. Rovers che si presentano con Robinson; Salgado, Givet, Samba, Olsson; Pedersen, Andrews, N’Zonzi, Hiolett; Kalinic, Diouf (ex di turno). I Rovers spingono bene nei primi minuti cercando nei corners, autentico tallone d’achille dei Reds, l’opportunità per realizzare. Il primo spunto del Nino è al 7° min. nascondendo il pallone a Olsson nel dribbling. Prima vera chance per il Blackburn al 15° quando Lucas perde palla nella propria tre quarti ad opera di Diouf, che immediatamente smarca Kalinic sulla sinistra, il quale spreca, fortunatamente, la ghiotta occasione. Salgado e Torres trasferiscono nella “Perfida Albione” il derby di Madrid, il primo ne fa le spese rimediando un bel giallo al 16°. Steven Gerrard minuto 19° fa tutto lui, imposta l’azione, chiede l’uno due a Kuyt, lancia sulla fascia sinistra Benayoun che, da bravo scolaretto, restituisce la palla al capitano bravissimo ad infilare con un delizioso tocco sotto Robinson in uscita. Meritato vantaggio. Estemporanea reazione dei Rovers con Pedersen chiamando Reina ad un doppio intervento. Poi è solo Liverpool, dove un certo Mascherano la fa da leone, è l’uomo ovunque, svolge anche i compiti di un Rodriguez che continua a gironzolare sul terreno sacro di Anfield. Che giocatore !!! (direbbe Marco Foroni). Insua al 37° prende il posto di Aurelio all’ennesimo infortunio. Buono il suo contributo. Al 40° Carragher decide di riaprire i giochi commettendo da terra un malizioso fallo di mano, i Rovers ringraziano mandando Andrews ad incassare dagli undici metri. E’parità, bugiarda, ma è parità. Torres al 43° ristabilisce le distanze deviando in rete su passaggio smarcante di Rodriguez (unico fatto degno di nota dell’argentino). La partita diventa fallosa, troppo, i cartellini gialli si susseguono per Olsson, Kalinic e N’Zonzi, quest’ultimo graziato dalla terna dopo aver maltrattato il povero Lucas. Girandola di sostituzioni in casa Rovers, più cautelative che volte ad appesantire la fase offensiva della squadra. Kalinic stesso non riuscendo a battere l’estremo difensore dei Reds decide di abbatterlo almeno un paio di volte rischiando il secondo giallo. Babel per Benayoun e N’Gog per Torres sono i cambi per i Reds. Ultimo brivido al 92° quando Reina salva la porta del Liverpool da un colpo di testa ravvicinato di Samba. Al 95° l’arbitro chiude le ostilità mandando i giocatori sotto la doccia. Buono il primo tempo, a tratti spumeggiante, Gerrard in quella posizione è il numero uno al mondo, Torres rientra e rinfoltisce il tabellino, Rodriguez …. assente, Mascherano immenso ed è ancora poco. Secondo tempo brutto, forse a causa degli innumerevoli falli dei Rovers, forse per i brutti e tanti errori in fase di copertura. Troppo leziosi, troppe le incertezze. Con altre squadre pagheresti dazio, oggi è andata decisamente bene.
 Dopo l’ottima vittoria di Coppa si torna a giocare in campionato. I Reds affrontano il Blackburn Rovers ad Anfield, domenica ore 16, con negli occhi lo splendido pomeriggio di un anno fa, quando Fernando Torres strabiliò l’Europa con una rete frutto della sua classe e del suo coraggio. Il calciatore spagnolo si è riaffacciato in squadra e potrebbe anche essere della partita, ma difficilmente Benitez lo rischierà dal primo minuto di gioco. Il tecnico spagnolo sa di non poterne fare a meno in un finale di stagione che vede il Liverpool impegnato su due fronti: campionato ed Europa League. La competizione europea attrae il popolo scouser che vorrebbe tornare a vincere un trofeo dopo quattro anni, così come Rafa Benitez. Jose Mourinho tempo fa gli disse: “Se non fossi riuscito a vincere il campionato per tre anni consecutivi avrei già perso il posto”. Non aveva tutti i torti, perché il tecnico spagnolo era arrivato ad Anfield per portare la Premier e rendere il Liverpool una squadra vincente. Ha vinto moltissimo nei primi due anni, ma poi non è riuscito a fare quel salto di qualità che serviva. Paradossalmente però potrebbe essere importante tornare a vincere proprio nella stagione che per risultati appare come la più negativa da quando è in Inghilterra. Ai calciatori e a tutto l’ambiente è mancata infatti la sicurezza che viene data dalle vittorie, quella che aveva consentito ai Reds di crescere moltissimo in questi anni. Però è ancora più importante non mancare la qualificazione alla Champions League, perché a quel punto la società vedrebbe venire meno delle entrate economiche che sono molto preziose. Tottenham e Aston Villa hanno ripreso a correre, il Man City sembra un po’ in difficoltà ma è davanti, quindi il Liverpool sa di non poter sbagliare più nulla. Contro i Rovers ci sarà bisogno di un Gerrard tornato ai suoi livelli, mentre potrebbe esserci spazio per Aquilani. Ma attenzione, non è scontato che il calciatore escluso sia Lucas. Benitez infatti potrebbe optare per dare un turno di riposo a Mascherano, che nelle ultime settimane è stato il migliore. Tornerà Kuyt, che ha avuto modo di riposarsi in Romania, mentre mancherà Skrtel che si è infortunato proprio nell’ultima trasferta. In difesa ci sarà quindi spazio per il greco Kyrgiakos, al rientro da titolare dopo l’espulsione nel derby. Probabile spazio anche per Maxi Rodriguez. Di fronte un Blackburn che si presenta ad Anfield soddisfatto per un campionato tranquillo, una salvezza raggiunta in scioltezza già a metà stagione e con un occhio alla qualificazione europea, che non sembra impossibile. Ma i Reds non devono guardare in faccia a nessuno, soltanto scendere in campo, aggredire l’avversario e vincere. Sarebbe bello rivivere un pomeriggio simile a quello di un anno fa e chissà se Torres non riuscirà a regalarci una nuova perla.
I Reds sono di scena a Bucarest per i sedicesimi di finale dell’Europa League, da notare subito alcune sorprese nella formazione messa in campo da Rafa Benitez, Ryan Babel gioca la seconda partita da titolare di seguito e qui vorrei scomodare le persone che amano le statistiche per ricordare l’ultima volta che era successo, che fosse un segnale da parte del Manager di puntare sull’olandese in questo finale di annata? Un turno di riposo per Iron Kuyt ed ancora panchina per Alberto Aquilani destinato a diventare l’ennesima vittima delle indecisioni tattiche dello spagnolo, infine conforta la presenza di Fernando Torres seppure non si preveda un suo impiego. Partenza con brivido con l’Unirea che subito ci tiene a far capire che non sarà una passeggiata solo un paio di minuti e prima occasione per i Rumeni, replicano i Reds con Steven Gerrard che con un bel tiro mette i brividi ad Arlauskis , uno striscione ci ricorda l’unica sconfitta dei Reds in terra rumena era il lontano 1966 e si perse per 3 a 1, sarà un caso? Al 10’ nuovo campanello d’allarme ci salva una provvidenziale chiusura di Lucas, ma ecco che al 18’ l’Unirea passa in vantaggio provate ad indovinare in che modo?su calcio d’angolo… ormai sono troppi i gol subiti in questa fase, con i centrali che nemmeno provano a contrastare Bruno Fernandes che stacca solo soletto a due metri da Reina.Si riparte con una simulazione degli avversari che costa un ammonizione a Babel, nemmeno due minuti ed ecco stavolta il capitano Galamax che si accascia dopo aver commesso un fallo su Skrtel, sembra l’ennesima scena ma invece stavolta l’infortunio e serio e l’Unirea perde il suo elemento di spicco in difesa. Minuto 29 ed è Mascherano con una tiro da fuori area che si insacca a ristabilire l’equilibrio e spegnere l’entusiasmo degli avversari, arriva il giusto premio a coronare una serie di prestazioni superlative del Jefecito. Si fa notare Babel al 32’ per un ottimo spunto sulla fascia, ma sono di nuovo i Rumeni e sempre su una serie di calci d’angolo a creare lo scompiglio, al 37’ Reina deve distendersi con un autentica prodezza per negare il nuovo vantaggio. Al 40’ Ryan Babel arpiona un pallone in area e come piace a noi lo appoggia in rete con un esecuzione felina, sospirato il vantaggio dei Reds che mettono una seria ipoteca sul passaggio del turno, finisce il primo tempo con un acrobatica conclusione di Orofras di poco al lato. Inizia il secondo tempo con Rafa ed i suoi collaboratori che escono (stranamente) con qualche minuto di ritardo dagli spogliatoi, partita che si mette sui binari tranquilli con il capitano che sfiora la rete con due conclusioni, ed è al terzo tentativo minuto 57’che dopo un ennesimo spunto pregevole di Babel,azione prolungata di Yossi Benayoun che appoggia a SG il suo tiro schizza sotto la schiena del portiere e si insacca imparabilmente, 3 a 1 e partita chiusa. Al 60’ Kelly fa tirare un po’ il fiato a Jamie Carragher, passano un paio di minuti e subito dopo un brutto contrasto di Martin Skrtel lo vede in via preucazionale ad uscire per una botta alla caviglia, entra il greco Kyrgiakos e la difesa non sembra avere segni di squilibrio, si riesce a gestire la situazione, con il discorso qualificazione chiuso la partita diventa piacevole e ricca di cambi di fronte, al 76’ arriva l’ultima sostituzione per il Liverpool, entra Fabio Aurelio al posto di Benayoun, che dire Rafa trova sempre il modo di stupirci. Ultimi botti con un grande intervento di Reina di riflesso e ultima botta del capitano stasera abbastanza ispirato,al 92’ parte all’unisono il coro del YNWA da parte di un paio di centinaia di fedelissimi e l’applauso dello sportivissimo pubblico dell’Unirea ci troviamo così proiettati agli ottavi di finale, Amburgo si avvicina.
 Dopo l'opaco zero a zero da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto del City of Manchester Stadium, torna l'Europa League a distanza di una settimana dall'esordio vittorioso ad Anfield con l'Unirea Urziceni. Vittorioso sì ma non proprio agevole vista la solita difficoltà a buttar giù le difese delle molte squadre che scelgono di arroccarsi dietro. Fortunatamente però il gol nel finale di N'Gog pone il Liverpool in una discreta posizione di vantaggio in vista del ritorno di Bucarest. Le notizie migliori in casa Liverpool arrivano soprattutto dalle facce che finalmente si sono riviste in campo a Manchester dopo diverso tempo, quelle di Benayoun al rientro dopo un infortunio ad una costola ma soprattutto quella del Niño Torres che con i suoi infortuni ha lasciato una voragine difficilmente colmabile nel reparto avanzato dei Reds. Si gioca allo Steaua Stadium di Bucarest, questa volta alle 19 ora italiana. La vincente di questo turno affronterà negli ottavi di finale la vincente di Lille-Fenerbahçe, scontro che vede in vantaggio i francesi dopo il 2-1 casalingo dell'andata.
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